” Pasta Garofalo è nata nel 1789, quando per Decreto Regio, il dottor Garofalo ottenne la concessione per la produzione e la commercializzazione di pasta di buona fattura, con diritto di multare i contravventori…”
Questo è solo un pezzo della “biografia” della Pasta Garofalo, e direi che è piu che sufficiente ad intendere il successo dell’azienda, senza dover spendere troppe altre parole; del resto basterebbe pensare che Gragnano (NA) dove ha sede legale, è storicamente “La città della pasta”; e sicuramente dato dal fatto che di pasta non mi intendo, nemmeno la conoscevo (di prima persona) ne tantomeno ora non comprerò Garofalo solo per aver visto il cortometraggio di Gilliam.
Ecco come “mi rimbalza” il marketing, e le varie operazioni pubblicitarie studiate a tavolino; però non mi interessa, se i risultati devono essere di questo livello, benvenga che i film siano commissionati da aziende private, producessero anche mutande; anzi, visto che nelle produzioni Garofalo ”gusto” è un elemento chiave, chissà cosa uscirebbe dai corti di qualche marca di intimo femminile, ma non divaghiamo…
Perchè Gilliam riserva nella figura del Pulcinella tutta la magia che una mente visionaria puo attribuire ad una figura popolare senza necessariamente menzionare ragioni storiche o giustificazioni culturali.
In un certo senso mi ha fatto piacere che il regista di Parnassus – dove li, aveva dipinto un baraccone circense pieno di meraviglia grafica che estremizzava gli infiniti sogni di un bambino senza limiti nella mente -
sia andato a fondo nel fascino di un personaggio italico sempre piu ignorato (fuori napoli) se non nelle lezioncine scolastiche usa e getta sulle maschere tipiche del carnevale italiano
Cosi, il Pulcinella ha anche quella versione dark che per alcuni potrebbe quasi echeggiare uno stile Burtoniano, ma che in realtà , questa attenzione per la forma ed i colori è piu Gilliana che mai.
E il connubio tra favola e atmosfere Dark, un trip tra incubo e sogni dove prevale il bianco (lenzuola) con la stessa minuzia di particolari da sempre curati dalle prime animazioni per i Monty Phyton’s, che concettualizza la stessa turbe psichica di Tideland dove gli infiniti spazi paranoici tra la dura realtà spietata e il sogno del fanciullo sono riempiti dal viaggio visionario
Perciò assistiamo dall’inizio una fluida fotografia in quel di Napoli (tra San Gregorio Armenio la chiesa dell’immacolata e il caratteristico mercato) dove questa famiglia di turisti naufraga un po in balia di un quadretto in grado di evocare in pochi attimi i giusti riferimenti; sono inutili le lamentele che sono state fatte sull’abbondanza (scenica) di spazzatura, era necessaria quanto la colonna sonora folkloristica e lo sprizzante uso di dialetto.
Molto strani questi turisti, genitori snob troppo limitati verso il volere di un figlio un po viziatello, che desidera a tutti i costi una statua di Pulcinella.
Il suo comportamento irritante (che però in fin dei conti è quello di un semplice bambino) mette un po in conflitto il rapporto tra i genitori, gia pieni di debolezze per fatti loro.
Il negoziante mostra il suo prodotto preferito, la natività sotto vetro, chiede al bambino quanto sarebbe disposto a pagare per un simile prodotto di pura artiginalità.
E’ qui che parte il sogno, l’incubo, il viaggio alla scoperta di se stessi per pieno spirito Di Gilliam, che è notevolmente motivato dal prodotto
Il titolo gioca sulla famiglia sacra (W-holly), qui in versione dissacrata, coerentemente ad un finale che non brilla di originalità ma che è ugualmente riuscito
La Capotondi (madre) ha finalmente l’occasione di uscire dai binari di un cinema alla Boris; il doppiaggio fa un po pena, ed il gioco finisce in fretta;
I riconoscimenti ci sono stati; e sono del tutto dovuti (miglior cortometraggio agli European Awards 2011) e comunque, a mio parere, per quanto piacevole, come corto piu che una irruzione narrativa, è solo un concentrato di stile Gilliam messo in scena secondo le sue stesse regole.
Grande Garofalo quindi, che del resto non è nuova del gioco, ed ha a che fare con il cinema già nel 2006 in “semplice” marketing pubblicitario (sponsorizza). dal Mi fido di te di Massimo Venier
a la cura del gorilla con Claudio Bisio, a Saturno Contro passando insomma tra diversi registi e attori noti del cinema non solo italiano:
Assume poi una certa competenza nel settore passando alle proprie produzioni di cortometraggi e mediometraggi
Cosi ne l’Alchimia del gusto del 2006 per Edo Tagliavini, Alessandro Preziosi è quel volto stra-telvisivo, che è impalato in un ambientazione dove, ahimè , pur se la confezione graficamente tende ad un noir-pulp che sembra quasi echeggiare momenti di Sin City , non ne sfiora di una unghia l’autenticità (il green screen bisogna saperlo usare, altrimenti abbiamo un pastrocchio digitale che sembra piu una ragazzata che altro), gioco sconclusionato per mancanza di ritmo ed un uso costante di voce off ne fa quasi una caricatura di una parodia.
Peppe Corsicati poi dirige Questione di gusti, dove una coppia altolocata aristocratica, che vuole assolutamente farsi riconoscere per indubbie velleità aritistiche , organizza un party per il meglio del peggio della società;
gli attori principali Domenico Balsamo , Emilio Fantastichini, Iaia Forte, e diverse comparse, sono bravi, ed il corto ha inizialmente un buon senso del ritmo, supportato anche da una buona idea estetica, ma finisce praticamente senza aver trasmesso nulla di nulla; l’intento di comunicare il paraodosso del gusto (elemento chiave) ed il suo continuo mettersi in discussione si esaurisce in un paio di battute che non lasciano il segno, ed un finale che non suscita un minimo sussulto; tra l’altro la situazione grottesca dipinta è tanto poco credibile da essere quasi rifiutata a priori
Armandino e il Madre invece segna l’esordio di Valeria Golino, dimostra una buona predisposizone per il posto di regia, pur non firmando un capolavoro di corto, esce fuori comunque un disegno piacevole per gli occhi,
il frutto di una ben contestualizzata ambientazione, la vecchia Napoli città eterna partenopea- senza spazzatura – ma con le sue vecchie vie, case e terrazzi si contrasta poeticamente alle installazioni di arte contemporanea del museo Madre. Da un lato c’è un ragazzo furfante, dall’altro una studentessa francese, nel mezzo un bambino extracomunitario, ma praticamente napoletano (Armandino) con il senso degli affari che farà da intermediario per i due.
Graficamente si apprezza, e si lascia godere, tra l’altro non ci troppi giochi visivi e non si ricorre a fotografie particolari (tranne in un attimo di misitcismo, ben evocato, però quasi infilato nel mezzo tanto per). Per il resto è una semplice love story ed il corto non ha certo l’intenizone di raccontare la storia del secolo; anzi, direi che quello che manca è proprio il coinvolgimento, il ritmo e ad un certo punto ci si chiede cosa c’è di effettivamente interessante da vedere; ma il mix roman-francese-napoletano funziona, u’scugnizz è simpatico, e la Golino, forse la si preferisce vedere come attrice; magari non in tutti quei film che per loro natura non vedrò nemmanco pagato, ma almeno come quando faceva Lupe Marìn in Frida.
Sentenza finale: Marketing , produzione, vuol dire: ti do i soldi, fai un film, porti in giro il mio nome; ho visto tanti film di Garofalo (tutti aggratis) e non l’ho mai mangiata.
Ancora non mi spiego perchè Wholly Family me lo posso vedere gratis in streaming sul tuo sito, mentre Di là dal vetro di Andrea Di Bari lo devo pagare 2 euro insieme al libro di Erri de Luca che manco mi interessa.
Vorrei tanto fermare il tempo, sarebbe un super potere davvero figo, potrei smettere di lavorare e studiare, avrei quello che voglio. Tipico discorso da ragazzino di scuola media con il giornalino sotto il braccio; eppure vi assicuro che un giorno trovandomi a parlare di argomenti piu o meno simili con una persona adulta, la sua risposta fu ancora piu imbarazzante, perchè mi disse qualcosa del tipo “no, non apprezzeresti la bellezza di una via normale”.
Penso a fermare il tempo, cosi magari infarcirei il mio blog di tanti articoli visto che per “colpa” (??) del poco tempo da sprecare a disposizione, non va mai avanti.
Oppure altrettanto figo sarebbe fare un balzo nel futuro per vedere se tra qualche anno questo blog esisterà ancora, se ci saranno tanti articoli o se sarà morto. O diversamente se ne saranno aggiunti giust’appena una manciata in piu; mandare avanti a mo’di telecomando, il cosiddetto ff nei videoregistratori.
Ricordati però, ragazzo, che da un grande potere derivano grandi responsabilità, te l’ha ripetuto anche Spiderman ed in fin dei conti la commediola americana su questa faccenda ci ha riempiti di blockbuster della domenica, dove un qualche protagonista, belloccio, figo, o semplicemente affetuoso, dopo essersela spassata con un super potere da fare invidia alla Marvel, poi ben presto si è trovato a fare i conti con la sua coscienza.
Non è da meno Click (in italiano, obbrobriamente: cambia la tua vita con un click) dove vediamo un Adam Sandler che è il solito Adam Sandler di sempre, come il film del resto: commedia sbarazzina, confezionata a dovere tra una accurata selezione di canzoni( anche un cammeo di Dolores O’Riordan, la cantante dei Cranberries), recitazioni buone, fotografia di qualità, ma poi nella sostanza è la favoletta svelta , buttata giù in una sceneggiatura dove le lacune di genialità vengono coperte da strati abnormi di sentimentalismi e morali che enfatizzano quanto piu c’è del populismo.
Stessa ricetta di 50 volte il primo bacio, e cosi via nei secoli by Sandler, ma questo Click è molto piu simile nel genere a Una settimana da Dio con Jim Carrey (e non è una pervenuta verosimiglianza, anche Sandler sfoga la sua ira sul creatore); Lì almeno Bruce era niente di meno che Dio per una settimana, quindi altro che determinati e limitati poteri, si poteva giocare di brutto con gli effetti(ni) speciali, prima di arrivare alla scena in cui il nostro deve capire che la vita è bella cosi com’è.
C’è sempre un qualcosa da imparare insomma.
C’èra però che quel trailer mi aveva un po affascinato nel suo spiegare mezzo film.
E’ il mondo dei reallity, dove il Truman show e l’Orwell di Orwell sono attuali come incisioni rupestri in Valcamonica, e nel presente del condizionamento mediatico, regna quella confusione su ciò che è vita, e ciò che invece è finzione. In questo contesto il telecomando è un vero scettro del potere, da la possibilità di ribellarsi a tutto questo (spegni la tv). Perciò immagina che figo abbassare il volume di tua moglie, e mandare in avanzamento rapido, o addirittura di un capitolo intero, tutto ciò che non vorresti vivere.
Ecco le premesse di una bella idea che sembra pescare appieno dalle storielle di Fredric Brown, da Eurania, dalle pillole di saggezza di ai confini della realtà, e da Weird scence per conformarsi però, non ai canoni della fantascienza ( e a prescindere dal livello di qualità, fosse pure un fantastico per bambini alla Fantaghirò) ma molto peggio: quella commedia per famiglie al cinema in un fine settimana apatico.
Insomma, le buone trovate ci sono, e per tutto il film non si può certo rimproverare l’inventiva o la mancanza di idee; quello che è praticamente assente è lo stile personale e irriverente che un “film sui telecomandi” poteva permettere. cosa aspettarsi (il discorso è sempre quello) da Frank Coraci, che al massimo proprio te lo ricordi per quello strano remake del giro del mondo in 80 giorni con Jackie Chan
Ma andiamo con ordine, e capiamo la trama:
quella di Michael Newman (Adam Sandler) è una famiglia bellissima, essendo lui un architetto di fama, impegnato in progetti commerciali di altissimo livello, sono benestanti, con una villa bellissima, una moglie bellissima, e 2 figli bellissimi, a cui però, nonostante l’affettuosismo alla Big daddy (un papà speciale), non riesce a dedicare molto tempo per il troppo lavoro, che lo impegna anche nella notte del 4 luglio; se poi ci si mette di mezzo la routine terribile
del traffico metropolitano, dei ritmi di lavoro ossessivi, lo stress è radicato, e a complicare il tutto la faccenda dei telecomandi (non si trova mai quello giusto) ; cosi si deciderà a cercarne uno “universale” in una zona assurda di un grande negozio, dove uno strano venditore (Christopher Walken, una strana specie di elfo babbo-natalizio) che ne consiglia uno particolare. Anche qui la scena ricorda forzatamente una settimana da Dio (non è il creatore, ma l’angelo della morte, poco importa, sottigliezze “d’autore” o forse un modo di riallacciarsi ad un classico ormai ignoto:Stay Tuned )
Qualche scena strappa dei sorrisi; come ad esempio il cane che monta un papero di pezza, e anche alcune battute o alcune situazioni ben congegniate nello spirito del più innocuo intrattenimento.
i personaggi però sono ultra patinati, e c’è un grande abuso di stereotipi a partire dal principe Abubi/Abibu, un emirato affarista con cui è impegnato in un gran progetto commerciale.
Il suo capo è niente di meno che David Hasselhoff , riassumibile così: non si può vedere.
Divertente la scoperta del potere, come anche le situazioni che si vengono a creare in merito, ma ahimè, quando subentrano alcuni NECESSARi limiti del gioco, diventa tutto una grande giostra disordinata.
Era ovvio che il telecomando avrebbe dovuto – prima o poi – perdere il controllo; ma lo si è confuso forse con una sorta di lampada di Aladino?
Perchè ad un certo punto, e direi piu o meno a metà film, si va decisamente oltre, quando il telecomando avanza da solo nel tempo, e la trama risplende della sua fanta-(o finta)-drammaticità, ed il nostro si trova ad essere assente da tutti i suoi affetti, e si ritrova completamente solo; ma il tutto gestito da un pastrocchio di grafica digitale, e situazioni poco entusiasmanti; quando il cambiare il colore abbassare il volume o mettere pausa , ha perso il suo fascino, addirittura si passa ai contenuti speciali della vita, come al making of o al cambio di lingue.
Quello che succede alla fine è che il nostro, che ha modo di vedere come è brutto morire in solitudine; ritornato nella realtà della vita, getta il telecomando, questa sporca scorciatoia, per riabbracciare tutti quanti, padre compreso (che aveva smesso di cagare) , e gridare al mondo “come è bello vivere!!”
OH MY GOD: sembra Ebenezer Scrooge del racconto di Charles Dickens dopo che ha avuto l’esperienza con i tre fantasmi!
Bella la Beckinsale ma appare fin dai primi secondi la presenza femminile fine a se stessa per affibiare alla confezione una dolce tenerezza di cui forse si poteva fare a meno.
Troppa piattezza, troppa poca incisività, tanto caos e poca coerenza nei ritmi, soprattutto tra le due metà.
insomma questo è il film che piacerebbe tantissimo SOLO agli amanti di questa commedia americana soft strappa consensi; dove Adam Sandler testadiuovo sembra muoversi con davvero tante agilità.
Inspiegabili infatti tutti quei riconoscimenti avuti; per me è Bocciato al 70%, del restante 30% di promozione, 10 % è per ringrazziare la pellicola di un piccolo spunto creativo che ho afferrato, per un progettino di cui forse vi parlerò un giorno
Da giovane, sul finire degli anni 30, era una critica di teatro con suo personale posto d’onore; poi iniziò a frequentare i palcoscenici dei teatri come affermata cantante lirica; ma ben prestò non c’erano piu occasioni per lei, così spari dalla circolazione, finendo vittima di una dipendenza da telenovelas che la fece impazzire, al punto di portarla quasi al suicidio per una delusione d’amore … sto scherzando? no è tutto vero… scopriamo questo personaggio
Nell’universo Disney che apprezzo molto, e che in un certo senso ha contribuito alla mia formazione cazzeggiografica, sono infiniti i personaggi minori che però presentano delle peculiarità incredibili, tra fumetti e cartoni. Alcuni sembrano un po i caratteristi della commedia italiana, quei volti ripetuti che bazzicano come cammei e comparsate varie, per interpretare generalmente lo stesso ruolo, talvolta riuscito altre un po meno, e che passano inosservati dalle maggiori analisi critiche, la cui importanza però non può essere totalmente ignorata; nel corso di questo blog renderò giustizia a diversi di questi personaggi, ma oggi voglio soffermarmi in particolare su Clara Cluck, in italiano conosciuta come Chiquita. A lei rendo un inutile omaggio analitico, focalizzando l’attenzione sul passaggio cronologico dagli anni 30 ai 2000, permettendo di percepire il mutamento contenutistico dei cortometraggi e mediometraggi.
Questo personaggio non ha mai assunto presenza protagonista, nè in un fumetto ne in un episodio Disney, eppure appartiene alla formazione storica anni 30, è quindi presente nell’universo disneyano fin dagli albori, avendo addirittura
anticipato l’apparizione di personaggi piu famosi come Paperino.
Personaggio presente sia nell’universo dei cartoni che dei fumetti; ma per quanto riguarda il primo profilo, seguirà un percorso molto particolare, perché farà fatica ad affermarsi, per poi limitarsi a ruoli insignificanti, fino a far perdere le sue traccie ma poi ritornare alla ribalta, tantissimi anni dopo, in un episodio in cui rischia di rovinare il rapporto d’amore tra Paperino e Paperina
Su carta è subentrata nelle produzioni dei fumetti Disney di tutto il mondo, ma la sua origine è in un cartone animato, statunitense , appare infatti per la prima volta nel corto Mickey’s Mellerdrammer del 1933, ed era quindi presente già nei corti in b\n dove Topolino e soci avevano ancora quell’aspetto grezzo ma al tempo stesso molto sinuoso; per la regia di Wilfred Jackson ( nato nel lontano 1906 e morto nel 1988) pioniere dell’animazione che faceva quindi parte della scuderia Disney già da quando era stata da poco fondata dallo zio Walt.
Nel melodramma di topolino, la vediamo occupare la postazione di una giurata, critica di teatro, aspetto molto interessante questo perchè poi questo personaggio verrà usato praticamente (quasi) solo in questo ambito, nelle animazioni; assumerà cioè il ruolo di cantante lirica dalla coccodia tonante. Sarà quindi la presenza fissa di questo genere di ambientazione, quello dello spettacolo, della recita, del palcoscenico, ma soprattutto del canto.
Questo corto è davvero incredibile sotto molteplici aspetti. Partendo anzi tutto dal tema che tratta. In breve: Topolino e soci decidono di inscenare teatralmente un melodramma (La capanna dello Zio Tom). Inutile a dirlo, qualcosa farà andare tutto storto, ma in fin dei conti, l’esito comico sarà ciò che divertirà il pubblico; un po il concetto riassunto nelle famose gag delle papere (di paperissima, per meglio intenderci). Aspetto interessante perchè lo vedremo ripetuto in infinite occasioni tra questi corti nel corso degli anni; probabilmente perchè amato da Walt Disney ma credo più verosimilmente per il fatto che rendeva possibile lo sfruttamento tra gag animate e sincronia musicale, e quindi continuare con gli omaggi alla lirica, all’opera e alla musica, sempre al centro di queste produzioni. per fare degli esempi una situazione simile si verifica nell’episodio l’ora della sinfonia (del 1942, di Riley Thompson) , dove il gruppo deve eseguire un concerto di musica classica, ma per colpa di Pippo gli strumenti si distruggono, e l’esecuzione sarà terribile, ma divertente; episodio che è tra l’altro versione evoluta del più storico il concerto bandistico ( del 1935, e dello stesso Wilfred Jackson – storico perchè il primo passo a colori per Topolino e soci, ma anche perché uno dei più belli in assoluto) dove l’esibizione musicale sarà stravolta – ma con esiti spassosi – dall’arrivo di un tornado.
Tornando poi all’analizzato (Mickey’s Mellerdrammer), è sul pubblico chevorrei soffermarmi un attimo, in quanto ho percepito dall’analisi di questo corto un certo concettualizzare sugli strati sociali; sono gli anni in cui Topolino è ancora scalzo e povero (piu in la con gli anni, e con il colore, assumerà una chiara veste borghese) e gli spettatori non sono da meno; sono tutti vestiti da larghi maglioni vecchi, rattoppati e sformati, hanno cappelli sfilacciati e sono anche evidentemente malconci; non ci è dato sapere se sono barboni (cosa probabile, cioè che lo spettacolo sia effettivamente organizzato per beneficenza) ma una cosa è certa: non accettano il melodramma, non gli piace, probabilmente perché lo ritengono troppo impegnato, e quindi si dedicano al lancio di verdure sugli attori in segno di protesta, e solo quando lo spettacolo assume un andamento comico (soprattutto per causa loro) che sono divertiti ed appassionati.
In un certo senso si ha un notevole accento sul carattere “Umile” di tutta l’organizzazione, al punto che le gag più riuscite fanno perno sulla artigianalità degli effetti di scena; dalla case di cartone, ad espedienti tecnici, come la neve realizzata con pop-corn appena cucinati da Minnie, fulmini appositamente piazzati da Pippo che da tecnico si barcamena tra vari marchingegni con molle e leve. La recita prevede poi, l’arrivo di alcuni cani, qui la gag piu geniale: per una immotivata ragione, lo staff veste i cani randagi sporchi, da cani ben piu puliti e ordinati; in scena questi, però scatenano il putiferio contribuendo al cambiamento di genere dello spettacolo, e al finale applauso del pubblico.
Un episodio semplice, ma efficace, reso ancora piu affascinante dal b\n. Ma era di Chiquita che dovevamo parlare, e lei effettivamente nel suo primo ruolo (giurata, o critica, appunto) se ne sta appollaiata al suo posto d’onore, rispondendo anch’essa con un lancio di verdura al momento giusto. Poi nient’altro.
Ma sarà presto recuperata, come vedremo. Anche e soprattutto perchè, nell’anno seguente (1934) Burt Gillett, dirigerà il corto La Gallinella Saggia, per la serie musicale delle Silly Symphonies, dove la protagonista è una gallina, non Chiquita con esattezza, ma è chiara la presenza riuscita nell’ attribuire un personaggio di questa specie animale, ne recuperava l’idea estetica. Su questo corto, qualche parola la devo necessariamente spendere, perché è anche questo uno dei miei preferiti, ed è indubbiamente storico in quanto vi è la prima apparizione di Paperino (Donald Duck).
Nel corso dell’episodio, una gallina è impegnata nella semina e nella raccolta del grano con i suoi pulcini; chiede aiuto per questi lavori a Paperino ( che però ancora non aveva questo assodato nome) e a Meo Porcello ( personaggio anch’esso molto minore) i quali però, rispondono sempre lamentando mal di pancia, quando invece, aspettando che la gallina si allontani, si occupano preferibilmente a ballare e suonare la fisarmonica al club dell’ozio; una volta scoperto l’inganno, la gallina che ha preparato un sacco di cose buonissime con il frutto del suo lavoro, non darà nulla di ciò ai due oziosi, ma una bottiglia di olio di ricino.
L’animazione è eccellente, è il lontano 1934, ed i colori sembrano richiamare le illustrazioni di un tempo sugli animali, l’intera narrazione è resa graziosa grazie all’accompagnamento musicale, che nell’edizione italiana vede interprete il quartetto Cetra, incredibilmente orecchiabile, nelle strofe a rime giocose che rimangono facilmente impresse nel gioco del ritmo. il celebre fumettista Charles Al Taliaferro adatterà l’episodio in una serie di strisce quotidiane
Non è Chiquita dunque la protagonista, ma è chiaramente una gallina che ad’essa (apparsa l’anno prima in b\n) si rifà notevolmente (cambierebbe solo il colore delle piume – fatti anche i confronti con le apparizioni successive), visto soprattutto lo stesso doppiaggio ad opera della doppiatrice e attrice Florence Gill
Successivamente Clara Cluck, appare nello spettacolo di beneficienza, agosto del 1934, e sempre per il maestro Burt Gillet.
Qui, Topolino ha organizzato uno spettacolo di beneficenza agli orfanelli (“cuccioli di topolino”, ricorrenti e che sempre saranno i guastafeste) ; l’episodio è sufficientemente dialogato per lo standard dell’epoca, e in quel fascinoso bianco\nero i personaggi si alternano in performance teatrali, i riflettori sono perlopiù puntati su Paperino che è fresco che inventato da poco, nel suo essere più un oca che un papero (per il collo pronunciato) e le sue zampe nere, agli “spernacchiamenti” di questo pubblico incontenibile, dimostra di non essere paziente come il più buono Topolino, lamentandosi agitato con il pugno teso e saltando sul posto; Poi dopo un simpatico balletto acrobatico di Pippo e Orazio che si lanciano e passano Clarabella in modo atroce fino a farle perdere i vestiti, è finalmente il turno della nostra gallinona nel suo primo ruolo consacratorio; la cantante lirica, accompagnata al pianoforte da Topolino, sono gli ultimi minuti di cartone ma la gag è la piu riuscita, la piu geniale dell’episodio: la coccodia di Clara segue la musica e mette in luce la bravura della doppiatrice, sembra davvero di sentire una gallina cantare, gli schiamazzi sono un timbro pulito e intonato, che si articola verso un ultimo acuto da applauso.
L’episodio è semplice ma bellissimo. motivo per cui avrà un autentico remake nel 1941, di Riley Thomson come già detto, che però a conclusioni tratte vede poco piu di un colore aggiunto e un surplus di dettagli e particolari;
Bisognerà poi attendere il 1936 e quindi l’ottantatreesimo cortometraggio per la saga di Mickey Mouse, per rivedere Clara Cluck; nel Mickey’s grand opera (Topolino direttore d’orchestra) Di Wilfred Jackson, che riecheggia il suo piu antico Mickey’s revue, e che anticipa il ruolo piu famoso per il noto peronsaggio (il direttore d’orchestra, dopo l’apprendista stregone, per il celebre film di Fantasia del 1940).
Bellissimo episodio, dove notiamo un passaggio di qualità per la compagnia teatrale: sono passati anni, sono diventati celebri, e quindi hanno fatto chiaramente gavetta; il loro spettacolo non è piu di beneficenza, per orfani o senza tetto; ma è in un teatro serio gremito di un pubblico borghese. Nel manifesto all’esterno del teatro, per lo spettacolo di questa grande opera, il nome di Clara Cluck è sotto a quello di Mickey Mouse, ed è piu grande di quello di Donald Duck. Ma questi ultimi due si esibiranno insieme nell’inscenare una storia d’amore sullo stile di Romeo e Giulietta, dove la prima è al balcone, e il secondo di sotto. Un vero dramma strappalacrime, quindi la gallina intona uno schiamazzo con annesse lacrime, alternando il verso della gallina a singhiozzi di tristezza, per una incredibile musicalità che sfrutta la grande dote della nota doppiatrice; anche perché poi l’impacciato Paperino (entra in scena scivolando e sbattendo il muso a terra) di suo schiamazza (come ogni papero che si rispetti) cosi che nello scambio di battute, si alternano lamenti di papero e chioccia di gallina per una musicalità incredibilmente comica, nello scatch piu riuscito; La scena maggiore di tutto il corto però, se la prende Pluto, alle prese con un cappello magico dietro le quinte, in una serie di gag divertenti e molto ritmiche che sembrano essere la matrice di ispirazione del corto Presto della Pixar (2008 Doug Sweetland) , seguono poi le peripezie di Topolino direttore che deve guidare un frenetico team di violinisti, e Clarabella Flautista;
Resta ad oggi l’interpretazione migliore per la nostra grande pennuta.
Stranamente poi, nel 1937 , sotto la regia di Pinto Colvig, si ritorna al popolare, ma per una semplice esibizione divertita del pieno spirito dei dilettanti allo sbaraglio ( Mickey’s Amateurs), insomma quella che si è festeggiata almeno una volta in un qualsiasi paese di provincia, sullo stile di La Corrida ed in fin dei conti per nulla diverso odierno talent show mediasettiano; qui vi partecipa anche Gambadilegno (il Pietro) che però non piace e viene cacciato subito; è il turno di Paperino che racconta una poesia (o una barzelletta??) ma nessuno lo capisce, si mette in luce quindi il fantastico doppiaggio di Clare Nash che è al tempo stesso prerogativa principale del personaggio ma anche suo grande problema, e infatti viene cacciato. Direi che è straordinaria la conseguenza di questo avvenimento, sia tenendo in considerazione che parliamo di un corto Disney, che visti gli anni di produzione dove probabilmente si usavano piu accorgimenti su cosa far vedere e cosa no; e mi riferisco al fatto che Paperino, deluso dalla sua “bocciatura” ritorna sul palco con un mitra e inizia a sparare sul pubblico (è tutto vero!!!) per fortuna non ferendo nessuno, e venendo nuovamente buttato fuori (chiuso dentro alla custodia dell’arma). allora è poi il turno di Clara Cluck in coppia con Clarabella che suona il piano, ma la nostra gallina, almeno nell’edizione italiana, viene annunciata da Topolino con un nome che non appartiene a nessun tipo di censimento Disney. il tipo di esibizione, a questo punto possiamo anche immaginarlo, visto che è probabilmente qui che il personaggio mostra la sua ripetitività nei contesti, e si sostiene che la spalla (La mucca Clarabella) potesse esserle assegnata per non rasentare il prevedibile; ma nonostante tutto la gag, pur essendo già vista in piu occasioni si dimostra ancora buna : la mucca è impacciatissima al piano; il microfono (un pezzo di tubo??) appeso alla corda dondola e la nostra cantante non può stare ferma , costringendo il pubblico a voltare continuamente la faccia (il tutto è sostenuto da uno spassoso senso del ritmo) . Non la gag piu bella, perchè direi che vince Pippo alla “guida” di una macchina che comprende tutti gli strumenti possibili, ma che perde il controllo costringendolo a sostenere un ritmo ingestibile.
Come abbiamo visto, il personaggio oggetto di questo approfondimento, appare sempre nello stesso ruolo, e per quanto numerosi possano essere gli episodi di questo genere di impostazione, la Disney ovviamente non poteva continuare a impiegarla a lungo; motivo per cui la nostra ha una piccolissima apparizione nel corto Caccia alla volpe del 1938 di Ben Sharpsteen [ episodio di cui non parlerò, visto che l'ho già fatto ampiamente in precedenza su questo blog in un articolo relativo agli episodi del 1938: http://masterofcazzeggio.wordpress.com/2011/11/16/mikey-mouse-i-classici-del-1938/ ] , la intravediamo dapprima come una ombra su una roccia, e poi verso il finale in un velocissimo fotogramma.
Diversamente, per l’episodio Mickey’s Birthday Party ( la festa di compleanno di Topolino) del 1942 e per la regia di Riley Thomson, Chiquita appare in difficoltà di collocazione: quando gli ospiti della festa si nascondono dietro al divano o i mobili (per fare una sorpresa a Topolino) la nostra non sa dove mettersi, allore Minnie la copre con una tovaglia, paperino si appoggia sul suo sedere camuffandosi da abatjour;
l’episodio vede una animazione ormai perfetta, soprattutto per i colori e i movimenti (non è un caso che sfrutta per lo piu i balli in casa come tema principale) ma le gag buone si contano (sono come al solito quelle di Pippo, che qui prepara un disastroso dolce, ed effettivamente c’è da ridere). Si tenta il ballo per Chiquita quindi, oltre a prendere parte del classico trenino e fare qualche “coccodè” ogni tanto, fa coppia con Paperino, e a questo punto non è piu il suo verso la caratteristica principale (nonostante si continui ad ascoltarlo) ma la sua imponente massa fisica, ai danni del compagno di ballo che viene sventolato e poi schiacciato senza pietà
In Symphony Hour (1942, di cui ho già accennato qualcosa), episodio che mi fece vedere la maestra di musica alle scuole medie, sono molti gli elementi interessanti: primo su tutti un Pietro Gambadilegno imprenditore musicale mafiosetto e dall’accento italo-americano(Mr.Macaroni è il suo nome) ; la nostra suona il contrabbasso, quindi non canta, e del resto si limita anche qui, ad apparire in pochi fotogrammi.
Insomma gli autori non sanno piu dove metterla e come collocarla, la nostra quindi scompare dalle scene. I Corti disney continueranno ad essere prodotti per altri 11 anni, ma di lei non si avranno notizie.
Poi nel 1953, dopo Topolino a pesca ( The Simple Things di Charles A.Nichols) la disney smette di produrre questi corti animati classici.
Bisognerà attendere l’animatore Burny Mattinson nei tardi anni 80, quando con nostalgia, ( e con passati registici quali Basil l’investigatopo ed altri classici) penserà bene di dirigere un mediometraggio che recuperi piu o meno i personaggi classici che ormai scomparsi dallo schermo, vivevano solo su carta. Avviene con il bellissimo Il Canto di Natale, ad oggi riconosciuto come una delle migliori parodie del racconto di Charles Dickens.
In questo piccolo gioiellino dell’animazione, gli animatori cercano a tutti i costi di utilizzare tutti i personaggi possibili, impiegandoli anche in semplici apparizioni; ovviamente non poteva mancare Chiquita. Dire però, che si intraveda, è decisamente troppo, la si vede ballare in una festicciola durante un frame velocissimo in cui la si può scorgere solo attentamente (sembrerebbe che balli con Ciccio)
Accade qualcosa di simile (velocissima comparsa) anche nel capolavoro cinematografico Chi ha incastrato roger rabbit, uscendo nel fine del film insieme a tutti gli altri personaggi classici, quando questi cantano il pezzo “Smile Darn Ya Smile”
Ormai sembra non esserci piu spazio per questo personaggio. Ma vedremo che il tempo le renderà giustizia nella sua ultima (attuale) apparizione, in cui avrà il ruolo piu lungo, come secondo personaggio principale di un simpaticissimo corto in cui si innamora di Paperino; ma andiamo con ordine.
Le sue ultime apparizioni “video” la vedono impegnata (sempre come comparsa) nella serie piu moderna Mickey Mouse Works (serie televisiva di fine anni 90 che recuperava lo stile e i personaggi dei cartoni classici, trapiantati però in uno stile grafico moderno; ma che in poco tempo venne sostituita da una simile serie dal titolo: House Of Mouse: il topoclub di 3 stagioni che riunivano personaggi classici e moderni in avventure comuni)
precisamente:
nell’episodio Locksmith (del 2000) Topolino, Pippo e Paperino rimangono chiusi in una stanza, provano in mille modi di aprire le porta e non ce la fanno. dopo mille prove disperate (sviluppate tutte con gag abbastanza simpatiche e veloci) decidono di sfondare la porta, usando Pippo come ariete; effettivamente il piano funziona, ma non appena questi oltrepassano l’uscio si trovano a sbattere sulla pancia di Chiquita che si trova a passare di lì per “rimbalzare” e venire catapultati lontano.
LA SVOLTA :
nell episodio Double Date Donald del 2001 avviene il già accennato punto di svolta per questo personaggio; qualche animatore ha pensato di dedicarle uno spazio vista la sua ingiustificata e sempre piu precaria apparizione limitata a insignificanti comparse. Le viene affidato quindi un vero ruolo principale.
In breve: il giorno di S.Valentino, Paperino decide (probabilmente per risparmiare soldi in regali) di “regalare se stesso” a Paperina ( si presenta da lei con un fiocco in testa e con la promessa di farle un favore, farà per lei ciò che vuole); la papera accetta, e chiede al galante amato di costruirle un muro di confine intorno alla casa, per proteggere la loro privacy dalla vicina ficcanaso, che guarda un po è la nostra gallina Chiquita. Paperino si mette subito al lavoro;
Nel frattempo Chiquita è completamente immedesimata in una soap opera sentimentale alla televisione, al punto di essere suggestionata dalla trama, ed innamorarsi a prima vista di Paperino, che lì fuori in giardino sta costruendo il muro.
Per diversi minuti del cortometraggio, vedremo Chiquita cercare in tutti i modi possibili di attirare l’attenzione di Paperino, mettendosi sempre in mezzo, e addirittura vestendosi con abiti sexy e provocanti!! il nostro ovviamente la continua a respingere (anche perchè un po disgustato) fin quando non si trovano per una serie di circostanze “becco a becco” proprio nel mentre in cui Paperina si trova a passare di li; quest’ultima si arrabbia e lo lascia tra le piume della nostra gallinona (che se lo vorrebbe fare, è chiaro!!) , Paperino allora inizia una chiassosa fuga, che si sviluppa per il resto dell’episodio sfruttando sketch meccanici divertentissimi. Non finisce qui; Chiquita alla fine è giocoforza costretta a intuire il rifiuto di Paperino, cosi che, sempre perché influenzata dalla soap-opera, decide di suicidarsi, buttandosi in mare legata a dei mattoni (tra l’altro gli stessi mattoni con cui Paperino sta costruendo il muro!!). Paperino la salva, ma questa ne approfitta per baciarlo… proprio mentre si trova a passare Paperina, che “molla” il papero, rompendo il fidanzamento. Chiquita è cosi gasata all’idea che nell’arco di pochi secondi si sta già per sposare.. fino a quando ovviamente, Paperina non avrà un ripensamento e bloccherà il matrimonio.
Double Date Donald è un bellissimo cortometraggio moderno, che rende giustizia ad un personaggio col tempo ignorato, che fa parodia delle soap opera creando un parallelismo tra quelle televisive e quelle all’ordine del giorno nella vita di coppia; mette in luce e ottimamente i caratteri di Paperino e Paperina, inventando nuovi profili per Chiquita, tralasciando il suo passato teatrale e impostandola come una casalinga invecchiata e stupida.
Probabilmente perché pur nella sua occasionale presenza, si tratta di un personaggio Disney classico e ufficiale e quindi storico, Chiquita ( Clara Cluck) appare anche nelle parate dei parchi Disney, ma non in quello europeo (Euro Disney o Disneyland Paris), sembrerebbe solo in quello Californiano, dove tra l’altro, nella Mickey’s Boo To You Parade, ripropone il classico pezzo della canzone lirica dal balcone (tratta dal classico Mickey’s grand opera di cui vi ho già parlato).
Non di meno importanza, il fatto che appare come cammeo nel secondo capitolo del videogioco Kingdom Hearts
Kingdome Hearts nasce su playstation 2, come esperimento: unire lo stile rpg di Final Fantasy, all’universo Disneyano (le evocazioni magiche, riguardano appunto personaggi classici come Dumbo, Simba, il genio della lampada, etc); il gioco è bellissimo, difficile e ben articolato (io ho provato solo il primo per Ps2 e ricordo che mi appassionò molto)
Clara, compare nel secondo capitolo della saga; L’enciclopedia multimediale di Kingdome Hearts ci offre questa descrizione:
“Cluck Clara vive come civile sul fiume senza tempo in Kingdom Hearts II e KingdomHearts II Mix finale. Lei è uno dei cittadini che lavorano alla costruzione del Castello Disney, ed è una grande cantante lirica, anche se il suo talento è discutibile. Lei non è mai stata a conoscenza degli invasori, ed è stata molto confusa da eventi come “la finestra del Tempo”, e “Pete chasing Pete” (??)”
Il record delle sue pubblicazioni su carta, lo detiene l’Italia che ad oggi la vede comparire in 170 pubblicazioni di cui 80 in Italiano, secondo il Brasile (Clara de Ovos) in 136 pubblicazioni , e terza la Finlandia (Klaara Kotko) in 107.
Sembrerebbe che l’apparizione piu antica su carta, fosse in un giornale americano del 17 Marzo 1935, nelle pagine della domenica, come protagonista di un giochino di carta; una ruota che ritrae diversi segmenti del suo volto, da far girare per renderla “animata”
Questi tipi di giochi apparivano spesso, e dedicati a personaggi singoli.
La successiva è una tavola singola del fumetto Americano Mickey Mouse del 25 Aprile 1937 nella storia Goofy’s Demonstration Was a Flop, tavola che in Italiano viene adattata come Pippo non è tipo da lasciarsi imbrogliare.
C’è un mondo dove paperi topi, galline e mucche, nei decenni, interagiscono tra loro, parlano ridono, cantano, e fanno divertire noi uomini.
Questi animali appartengono ad un mondo parallelo che ha un suo enorme archivio storico di produzione, da spulciare, scoprire, analizzare, amare, tra i cartoni animati, i libri e i fumetti.
Un mondo fatto di personaggi, di interpreti, di disegni, caratterizzazioni uscite dalla penna di animatori, disegnatori e registi e fumettisti. Un mondo che non ha età dove le cose degli anni 30 sono divertenti al pari di quelle di oggi; un mondo della nostra infanzia ma un mondo dove possiamo rifugiarci in qualsiasi momento quando vogliamo staccare la spina e intrattenerci
Personaggi famosi e presenti nella testa di tutti noi, personaggi spesso ignorati, passati inosservati, ma che poi, presi e studiati nel dettaglio, oltre a farti perdere una inifità di tempo (piccola nota personale) ti fanno scoprire un mondo di cuorista e passione artistica, che non invecchia e non ha età.
Chiquita come Topolino, e come Paperino, anche lei appartiene a questo mondo.
Fonti per i dati dell’approfondimento: youtube, wikipedia, walt disney treasure, progetto inducks; Disney Wiki; Kingdomehearts.wikia
Ormai sappiamo come vanno a finire certe cose e non ci impressioniamo piu, sebbene comunque, a tavola davanti al televisore lo diciamo “è ineccepibile”, oppure “Roba da pazzi”; riferendoci a tutti quei casi in cui gli assassini, mostri, o la gente che ha fatto cose strane al limite della moralità\o legalità diventa famosa o piu propriamente pseudo-famosa: ospiti di trasmissioni, scrivono libri (editi da qualche nota casa editrice) e insomma sfruttano la loro acquisita visibilità, e soddisfano un istinto animale, quello di apparire in qualche modo per salvarsi il culo, per inquinare le prove e non finire in carcere, per ”quella cosa dell’apparire” che cambia la vita quando le cose stanno andando male.
Storie vecchie come il cucco, e infatti penso a John Wayne, che già un nome da attore lo aveva, e si è trovato nei set dei porno americani.
Probabilmente nè Lorena e nè John, la raccontavano giusta in fatto di normalità, la coppia che scoppia è diventata famosa, al punto di essere l’oggetto di infinite citazioni nella musica, nei film e nei programmi. Ma questo perchè il caso Lorena Bobbit era da subito iconografico e molto contestuale. Intendo che in tutte le coppie si è scherzato su quella faccenda, almeno una volta, forse perchè in quella ipotesi è riassunta sia una paura di lui, che una idea vendicativa plausibile di lei; insomma lei dice: “Non fare lo stronzo, se no te lo strappo”; ipotesi , ipotetica idea, situazione proiettata in un futuro inesistente di qualunque fidanzata o moglie, tanto difficile da realizzarsi ma poi cosi facile da confabulare; la tipica gag presente nell’immaginario, ma con il caso Bobbit effettuata, in tutta la sua materialità, al punto di essere diventata piu famosa del finale dell’impero dei sensi di Nagisa Oshima, che trattava delle stesse cose ma almeno con della sana filosofia orientale
Storie anni 90 comunque, che hanno avuto la loro evoluzione; e non importa il movente o le cause, se mai è stato vero che lui la picchiava e ne abusava spesso e volentieri, o se solo una questione di chi prima arrivasse all’orgasmo. Forse semplice gelosia arrivata all’estremo: Entrambi assolti dalle reciproche accuse; cosi che e a test mentali effettuati (per lei) , e a operazione chirurgica avvenuta (per lui), i due belli che famosi e noti hanno varcato la soglia del successo mediatico; e chiamalo scemo lui, che con un pene segnato da un netto intervento di chirurgia ha caratterizzato notevolmente la sua dote, il primo attore porno ad averlo ricucito.
E l’industria Americana del porno, che in quegli anni non conosceva ne crisi e ne internet, sapeva come investire. perchè Ron Jeremy , che è il regista di John Wayne Bobbit Uncut, si è dimostrato geniale nel titolo della pellicola. “Uncut” è un termine cinematografico indicato come per dire “Senza censura, senza tagli di scene”, ma che letteralmente è traducibile come “Non tagliato”, come J.W.Bobbit, che appunto non era tagliato, ma ricucito.
Che tipo di prestazioni avra mai potuto avere una persona dal membrum ruptum, è stato l’interrogativo alla base di un pubblico ingordo di cinica curiosità un po macabra, al punto di aver fatto diventare il film un piccolo classico del genere; un titolo dove una volta tanto le attrici passano in secondo piano rispetto all’attore in erba.
In quanto a Lorena chissà, nella semplicità di una vita americana qualunque si è manifestato uno strano destino, che è stato in grado di subentrare prepotentemente nella cultura popolare, in un certo senso divertendoci. Citando Nessuno allo stadio Di Elio: “Guardate Lorena Bobbit, pensate a suo marito: quale interesse ripone lui nei mondiali, secondo voi? Nessuno”.
ovvero: la storia della BuzzCola e della vendetta di Melo
Si parte già dal titolo per capire il genere del film: Non è mai esistito un “Surf”, e questo pur essendo “il 2″ non è quindi un seguito; ok, scherzetto simpatico. Anche perchè il titolo originale è ” Surf 2 the end of trilogy“
Il regista Randall M Badat non ha all’attivo grandi produzioni, e nemmeno numerosi film pur essendo questi seminati nel corso dei decenni; prima del 2008 si è vociferato di una sua scrittura per il remake dello storico Wargames, il film è uscito ma è stato praticamente ignorato da tutti
Surf2 è però un film tipicamente e incredibilmente anni 80, ma che non ha mai fatto eco; praticamente uno di quei film da rete locale, che trasuda di per se un fascino nostalgico originale; da questo punto di vista infatti è possibile accorgersi di come siano cambiati i Teen Movies, e tutte quelle pellicole goliardiche sui giovani americani.
Perchè tette sode e culi formosi sono sempre all’ordine della scena, ma non si rasenta la prevedibilità e il classico gioco sessuale come in qualsiasi moderno American Pie; qui la sceneggiatura pur caotica, essendo un puzzle di molte idee ( la maggior parte delle quali mal sviluppate) tenta di far luce su un soggetto in un certo senso originale, nella classicità del demenziale, ma con risvolti simpatici e la ricerca di gag non necessariamente scontate.
Ok, che quando i giovani si gettano in mare con le loro tavole, o affollano le spiagge con i loro maggioloni walksvagen si sente la musica dei Beach Boys (Surfin Usa chiaramente) , o che senza un apparente motivo qualche ragazza si deve sfilare il bikini; passa che la maggior parte delle battute entrano da un orecchio ed escono dall’altro, ma i personaggi che contornano questo folle mondo (un Ipotetico Surf City dove tutti hanno la cultura della spiaggia) sono divertenti e caricaturali, dalla polizia imbranata e impostata, al nero preside del liceo del tutto strampalato; un membro della banda protagonista, ad esempio, è un ciccione vorace che mastica praticamente ogni cosa, compresa una rete di ferro che delimita un area esterna.
Invero il titolo italiano (Sole e pupe a Surf City) potrebbe riassumere in pochissimo tempo tutto quello che da questo film ci si può aspettare, e forse puo piacere (e credo nemmeno piu di tanto) agli amanti del Surf: surfisti e ragazze che prendono il sole, con qualche comica sulla spiaggia (due fratelli ciccioni impacciati) ma tra le gag ( alcune sono pessime, altre decisamente passive e solo qualcuna qua e la degna di nota) si sviluppa la storia del nostro terribile nerd (Melo) che odia i surfisti e sperimenta quindi la BuzzCola. Una volta ingerita questa, trasforma le persone in specie di Zombie scordinati e impacciati (persino in grado di bersi un intero contenitore di Olio per motori) praticamente non piu in grado di praticare lo sport.
L’assurdità di questa idea non è completamente da gettare, e alcune gag che genera sono carine nella loro semplicità, anche se piu da un punto di vista visivo che contenutistico; Tra lo stil Punk dei ragazzi, i loro abbigliamento, le musiche, e teneri effettucci speciali artiginali, Surf2 non sarà mai oggetto di una rivalutazione in chiave cult, anche e soprattutto perchè tecnicamente tra sequenze un po vuote, ed una esposizione molto incongruente, sono piu le lacune delle cose azzeccate, al punto di farne un piccolo trash; ma è un po il tipico filmetto anni 80 mai visto in tv, con un fascino weird che sa il fatto suo
“Una cosa è sicura: non si è trattato di suicidio”
“Perchè?”
“perchè è impossibile tagliarsi le gambe le braccia e la testa da soli”
In tutta sincerità, non conoscevo Gipi, non sapevo chi fosse prima che me ne parlasse qualche amico appassionato di fumetti, e prima che mi facesse notare che le sue strisce sono su Repubblica e L’ internazionale; quindi prima ancora che provassi un giorno a sfogliare Animals.
Anche perchè le sue opere non sono nemmeno tantissime, ma sono tutte generalmente apprezzate dalla critica. In un epoca in cui il disegno tende a sfociare sempre piu nelle tecniche computerizzate, sono rimasto colpito dal suo stile, in “la mia vita disegnata male” Gipi suscita emozioni, enfatizza malinconie, delinea interessanti mondi e crea un gran coinvolgimento, pur nel tratto abbozzato di un disegno poco perfezionista e dove molto è lasciato all’immaginazione. Numerosi i premi vinti , e poi dirige un film; lo firma però con il nome ” Gian Alfonso Pacinotti” che è QUASI il suo nome vero, come precisa in un post del suo blog.
La curiosità era tanta, ho visto quindi il film (che è una libera interpretazione della graphic novel “Nessuno mi farà del male” di Giacomo Monti) che mi è piaciuto molto, o meglio mi ha saputo intrattenere notevolmente, come un film italiano moderno non faceva da tempo.
E’ davvero possibile raccontare di alieni, senza necessariamente farne un film fantascientifico? Eppure è quello che succede; il film è solo leggermente venato di quel carattere, essenzialmente è uno sguardo all’interno di un mucchio di vite che si svolgono nella loro piena ordinarietà, nell’ultima settimana prima dell’arrivo di questi Alieni. La società li attende quasi come si aspetta il risultato di un elezione elettorale, la fantasia umana ovviamente si spreca tra le intervista radiofoniche, c’è chi ha paura e chi è felice, c’è chi è indifferente ma c’è anche chi se ne approfitta a fin di lucro. L’attenzione è posta però su un cumulo di personalità quasi insignificanti, che vivono passivamente all’ordine del giorno; qui il protagonista (il davvero bravo e convincente Gabriele Spinelli) si barcamena nella sua antisocialità, tra il lavoro da cameriere in una sala bingo, un po di sesso a pagamento con una prostituta professionista davvero strana (sceglie un letto apposito in base al mestiere del suo cliente) e la sua amicizia con un transessuale ; si innamora della vicina, ma è bloccato nell’esternare ogni tipo di emozione, e questo è probabilmente dovuto alla morte misteriosa di sua madre, anni addietro. Tra un omicidio venato dai ritmi di un thriller drammatico, ed un finale che fornisce le dovute spiegazioni come se avessimo a che fare con un giallo, questo film assume il particolare contorno metaforico e psicologico, dove non manca il dovuto dosaggio di umorismo, contenuto nella particolarità di tutti questi personaggi, protagonista in primis, espressivo nella sua problematicità, simpatico nella goffaggine e timidezza. In sostanza gli Alieni rappresenteranno il pretesto, per i personaggi, di reagire allo stato delle cose, e lo fanno in maniera indiretta, grazie ad una particolare caratteristica, quella di capire se gli umani sono buoni o cattivi.
Sarà solo grazie a loro infatti, che il protagonista può dichiarare l’amore incomunicabile per la vicina, può ribellarsi ai colleghi e al suo squallido lavoro, può trovare un giusto relazionarsi con il padre. A prescindere da un finale molto emblematico, forse in sostanza sbrigativo e facile, e che probabilmente si collega al fumetto da cui è tratto, l’ultimo terrestre è un film dotato di una certa fluidità narrativa, e di chiarezza espositiva, un film che viaggia sicuro pur essendo l’esordio di un autore; una sperimentalità poco fastidiosa, e quasi raffinata, che sa anche trattare di alieni senza ricorrere a pastrocchi grafici (visto che questi Alieni, sono proprio come generalmente li si aspetta, e senza un dispendioso e particolare aspetto, anzi tutt’altro)
Qualche momento è troppo poco incisivo, ed il ritmo a dire il vero non sempre sostenuto, si tratta comunque solo di difetti perdonabili in un opera prima; forse il vero problema principale è che il film non decolla mai rispetto alla partenza, come se mancasse di trovare il suo sfogo completo; ma visto e considerato cosa l’Italia ha sfornato negli ultimi periodi, o peggio ancora quali sono stati gli ultimi film italiani piu visti, c’è solo da apprezzare produzioni di questo tipo, sperando in un loro miglioramento e sviluppo. Proverò, forse, a sfogliare la graphic novel di Monti, ed altri fumetti di Gipi
La questione sorge spontanea, non tanto quanto la risposta: mettiamo il caso che troviate in strada il gatto morto del vostro vicino, lo gettereste alla spazzatura?
Quando E.B.Clucher, girava il primo film di Trinità, di certo non immaginava che stava dando agli americani, la dimostrazione che gli Italiani erano i migliori, non solo nel genere , ma anche nella Parodia, del western.
Non immaginava nemmeno, che stava dando l’avvio ad un intero filone, durevole e commercialmente positivo, che non era quello del western comico (che in fin dei conti non ebbe nemmeno molti meritevoli seguiti) ma i film di “Bud Spencer & Terence Hill“.
Effettivamente si stava creando una “coppia” produttiva di un certo tipo di comicità targata famiglia ma adattata a tutte le età, che faceva della scazzottata la caratteristica principale, ma che era “collocabile” nei piu diversi e articolati contesti; perciò negli anni furono vari i registi che la diressero, in produzioni molto spesso americane, con esiti non sempre uguali.
E a seguito di questo, viene dimostrato infatti, che quando la coppia non era unita, ma sostituita da personalità “simili” i risultati non furono allo stesso modo esilaranti, sebbene comunque interessanti. proprio come nei 2 film di “Anche gli Angeli” di cui parlerò, interpretati il primo da Bud Spencer e Giuliano Gemma, il secondo da Giuliano Gemma ed un presunto sosia di Bud Spencer.
Il tipico spaghetti western italiano, mostrava ormai i suoi limiti; fu lo stesso E.B.CLUCHER ( Enzo Barboni – Clucher è il cognome della madre) a provare a trapiantare , la sua “invenzione” in un nuovo clima, in un contesto particolare che offriva numerosi spunti: l’America anni 30, l’epoca dei Gangster, della mafia Italiana e del proibizionismo.
Ed in Anche gli angeli mangiano fagioli ( 1973 ) , a sostituire Terence Hill c’è infatti Giuliano Gemma.
La similitudine, o meglio l’atteggiamento di Gemma, che cerca di essere Terence Hill è palese fin dai primi minuti di film; non solo i 2 si assomigliano molto, ma dai movimenti alle situazioni, è fin subito chiaro che Gemma interpreta quel ruolo da agile-furbetto, come personaggio pensato inizialmente per T.Hill (tant’è che il doppiatore sarà lo stesso); eppure, sorprendentemente, in poco tempo, e fatta l’abitudine, questo si dimostra autonomo, valido personaggio-spalla (di Bud Spencer), in un certo senso piu credibile, la sua interpretazione non va mai oltre le righe, e dona al personaggio un tocco di umanità in piu, una certa credibilità molto valida. Bud Spencer è qui nella sua fase piu aurea, il suo personaggio ha le caratteristiche di sempre, il buon omone , con tanto cuore ma che non esita a farsi giustizia a suon di sberle.
L’ambientazione, o meglio il clima un po retrò, è reso bene sia a livello estetico ricostruttivo, che a livello iconografico, la commedia infatti nella sostanza gioca un po con gli ingredienti comuni circa il periodo (la Little Italy, il raket, i ring dove si affermarono storici campioni della lotta; i cattolici e i poveri, la politica coinvolta con la mafia nel gestire le elezioni, etc etc) ; i boss della malavita appartengono ad una visione molto fumettistica del contesto, quella dei cattivi e degli scagnozzi maldestri con caratteristiche ridicole e nomi in codice ( “Il cobra” – “lo smilzo” ; etc)
Bud Spencer (Charlie Smith) è infatti un forte lottatore; gli scagnozzi di Angelo ( il capo della criminalità Italiana, invidiata dall’esercito per l’arsenale a disposizione, chiamato dagli altri “Sorriso” per una paralisi in faccia che gli fa assumere costantemente una espressione divertita, ma che perde la pazienza però quando lo si chiama cosi ) lo contattano per dirgli di barare sull’esito della partita (gestendo quindi le relative scommesse) ; non obbedendo questo è costretto a fuggire, per una serie di circostanze incontrerà e si troverà sempre con Sunny (Gemma appunto), un ex gelataio, poi anche ex addetto alle pulizie di una palestra di arti marziali (con molta fantasia chiamata NAKA-KATA) anch’esso fuggito per aver combinato diversi guai. In breve i 2 decideranno di entrare nella famiglia di Angelo, ed entrare quindi in guerra con la famiglia Colosimo; verranno braccati dall’ispettore Mackintosh ( il perchè l’han chiamato cosi, ancora mi sfugge) e si troveranno in mille guai perché in fin dei conti sono brave persone, e non riescono ad essere spietate con gli altri. Si prenderanno molta cura, ad esempio, di una piccola e povera famigliola, dove un povero bambino ha un problema di stomaco, che però, una volta messo a posto (nutrendolo piu del normale) , si concederà a tantissime evacuazioni corporee; in una scena che si ripete spesso pur divertendo poco
i 2 si sono conosciuti bene all’interno di una fantomatica squadra cattolica di croce-rossa, che soccorre i barboni e gli affamati (ovviamente con piattoni di fagioli) capeggiata da una stupida ma bella bizoca; qui durante un pasto a base di fagioli, e prime di qualche cazzottone inevitabile, un povero domanderà “Ma ancora fagioli?”, risponde la donna “Di che ti lamenti figliolo, anche gli angeli mangiano fagioli “, segue un potente tuono nel cielo , al che Bud Spencer commenta: “e si sente”.
Tra le scene che ricordo con piu piacere: c’è quella in cui Gemma, guardando un poster di un samurai nella palestra in cui lavora , sogna di essere un guerriero ninja (con tanto di dovuto abbigliamento e acconciatura) contattato dal villaggio per far giustizia di atti vandalici di una squadra di predoni; Gemma avanza nel bosco e tra gli alberi, con la katana in fodera e il kimono nero; si tratta di una scena molto semplice quanto quasi inutile, ma che riesce a racchiudere in pochi attimi, e piu che degnamente una contestualizzata parodia – certo stereotipata – dei guerrieri giapponesi, praticamente estranea a questo tipo di cinema.
Ancora, una delle scene piu memorabili, è senza dubbio quella in cui la coppia viene convocata dal boss malavitoso Angelo, mentre questo sta pranzando, al suo fianco c’è il noto caratterista del periodo Salvatore Baccaro con la sua solita divertentissima espressività, stavolta è nei panni di un assaggiatore privato
ad ogni assaggio commenta solo con “buono“; spiega il boss Angelo: “E’ una mia precauzione, un anonimo mi ha avvisato con una lettera che mi avrebbero avvelenato con il cianuro” ;
Gemma aggiunge: “Forse l’ha scritta proprio lui la lettera”; e Angelo completa: “Lui?, no… lui è analfabeta“
dopo averlo guardato in faccia Gemma dice “Ah… non si direbbe..”
Il film è accompagnato praticamente sempre dalla colonna sonora degli Oliver Onions (i fratelli De Angelis), il tema ricorrente è orecchiabile e simpatico, ma arrivati alla fine del film, e avendolo sentito per piu di un ora inizia ad essere un tantino di troppo.
il film ha ottenuto un discreto successo all’epoca, al punto di essere distribuito in diversi Stati, anche nella versione restaurata dvd; Oggi è ancora guardabile, e invecchiato bene, ma si denota un ritmo altalenante, perché sviluppato inserendo qua e là scene di scontri allungati in modo eccessivo, e in diverse occasioni sono diverse le sequenze di puro riempimento; dal punto di vista dell’umorismo, possiamo sostenere che non sia propriamente il solito rivolto al target familiare, proprio per il tema trattato (sebbene in toni comici) si contano diversi morti, anche se in modo buffo, e i momenti migliori sono concentrati in fin dei conti nelle espressioni di Bud, ed in alcuni strani personaggi, dallo scagnozzo che ogni volta che deve oltrepassare un cancello inciampa, ad uno strano uomo che esercita “l’arte” di fare la spia tra le famiglie. Il finale è gradevole.
Il notevole riscontro commerciale della pellicola, ha spinto Barboni, nell’anno successivo, a dirigere il seguito di questo film: Anche gli angeli tirano di destro (1974).
Nettamente, ed evidentemente di qualità inferiore. Anche perché non avendo potuto assoldare Spencer, al già sostituto (di Hill) Gemma, si affianca Ricky Bruch, per la semplice somiglianza fisica; si tratta effettivamente di un campione olimpico di pesi massimi dei primi anni 70, che oltre alla stessa presenza fisica imponente, ha anche qualche altro carattere comune al piu noto Pedersoli, ed anche in questo caso i due attori vengono doppiati con le voci della coppia sostituìta, ma ne consegue che è Gemma il vero protagonista, R.Bruch la spalla, bravo, ma certamente non ai livelli interpretativi dell’attore che va sostituendo.
La continuità stessa dal precedente titolo, è strana, non si sa quanto tempo sia passato, ma Sunny ancora furbacchiotto, prende un treno e si trasferisce da un altra parte per poter continuare le sue furberie: ovvio escamotage per continuare la storia con nuovi personaggi; continua a chiedere tangenti ai commercianti, fin quando non si accorge che il prete esercitava lo stesso mestiere già da prima di lui, sebbene per uno scopo piu benefico: Bruch, appunto, è il prete dal pugno facile.
Un po piu dispersivo del capitolo precedente, nonostante la formula sia sempre la stessa, cioè quella del cinema delle scazzottate che Barboni conosce meglio di chiunque altro; ma anche gli errori sono gli stessi, se non forse di più: le lungaggini troppe, con ancora molte parentesi aperte sulle palestre e i ring ( stavolta è il prete Bruch, a gestire come “secondo lavoro” gli allenamenti dei giovani atleti-orfanelli) gli scontri e le scene di riempimento di gran lunga superiori dei veri momenti umoristici, ed una durata complessiva del film che è quasi inutile. l’America anni 30, è stavolta ricostruita quasi interamente al chiuso attraverso un gran lavoro di scenografia, gli ambienti, automobili e tutto il clima vintage è forse piu enfatizzato, e con dei tocchi di colore in piu, ma allo stesso tempo piu innaturale, molto piu “ricreato”. Non mancano i personaggi curiosi, su tutti spicca un bambino-gangster chiamato Luke Mano fredda, praticamente il boss dei bambini, che gestisce il raket delle figurine ; e Barabba ( Ladro, amico dei protagonisti, doppiato tra l’altro da Ferruccio Amendola) . E ovviamente non poteva mancare la presenza fissa “bionda-occhi blù, e leggermente scemunita” di cui il Gemma della situazione doveva innamorarsi (Laura Becherelli, attrice in pochi film tv anni 80)
“Che denti meravigliosi che hai… e quanti…”
“Si effettivamente ne ho 36 o 37 ora non ricordo..”
Ancora Salvatore Baccaro, però stavolta in una scena meno comica: è il vicino di Gemma, e lo paga per riuscire a far cantare nuovamente il suo canarino; poi gli propone di pagarlo di piu per riuscire a far star zitta la sua moglie
Per il resto, si distingue molto poco dal precedente, è il solito ricorso alle figure classiche degli scagnozzi fumettistici e i boss in caricatura, con le solite scene di rissa e la solita musica dei fratelli de Angelis, molto orecchiabile ma in definitiva stancante; assolutamente non male, non da bocciare, questo cinema dei cazzotti di Barboni pur con qualche difetto nei ritmi, è quasi unico nel suo genere, un intrattenimento molto soft unito ad una visione ideocratica di fare parodia dei contesti, in chiave quasi da cartone animato, rimanendo sempre nei canoni di un genere nuovo e inventato, diverso da altri modi di far commedia; ma allo stesso tempo è in se un sequel debole e anomalo.
Tra le scene migliori, sicuramente quella della festa degli inglesi in una taverna, questi sono soliti provare un gioco da ubriachi: inchiodare le scarpe al pavimento, e sfidarsi a cazzotti per chi rimane più in piedi senza afflosciarsi come un sacco da boxe sgonfio .
Attenzione al Dvd , distribuito dalla “Dvd millennium Storm” ad un prezzo veramente basso (direi non più di 10 euro) contiene la versione pulita e restaurata con annessi contenuti speciali (non male per un film in fin dei conti non eccelso): dal bellissimo trailer originale (che allego poco qui sotto) , alle video interviste: quella Gemma che racconta un sacco di interessanti e divertenti aneddoti, a quelle di MarcoTullio Barboni (il figlio di E.B Clucher che racconta ricordi di suo padre agli anni di queste pellicole) , ad Eugenio Alabiso (Montatore, e non si può accennare a questa coincidenza: nel corso della sua intervista compare 2 volte uno schermo nero con scritto “inserire immagini da film”; ovviamente un errore che è passato inosservato dai distributori del dvd che hanno curato gli inserti speciali)
A metà degli anni 90; Barboni sentirà poi la necessità, di riproporre i personaggi della sua opera piu importante (Trinità) per concludere la sua carriera prima di morire (nel 2002)
“Trinità e Bambino… e adesso tocca a noi” è probabilmente il piu scadente uso apocrifo della coppia Spencer\Hill, sebbene giustificato da soggetto e trama, che narra le avventure dei figli dei leggendari Trinità e Bambino (Trinità jr e Bambino jr), si tratta quindi piu di uno “spin-off” che di un sequel, sebbene la coppia protagonista: Kizzier e Neubert (praticamente attori televisivi tedeschi) presenta le dovute caratteristiche e fisionomie; come per i piu famosi film di Trinità, produce Italo Zingarelli, ma la sceneggiatura è di Marco Tullio Barboni.
Il film è girato nel deserto di Tabernas, nell’Andalocia, proprio come molti altri spaghetti western, e si annuncia subito con la classica e antologica scena della brandina trainata da un cavallo, ma ci accorgiamo subito che qualcosa non va, già dalle musiche che accompagnano: niente Micalizzi, niente De Angelis, ma una musica elettronica sintetizzata e molto televisiva. prova il video:
Il problema principale di tutto il film è proprio un impianto troppo televisivo, da fiction o film per la tv. Le gag stiracchiate, sequenze noiosette, e davvero molto poco degno di essere ricordato. Poca parodia del western, praticamente assenza di continuità o allacciamenti ai film da cui trae origine; un vero flop e un opera chiaramente stanca e molto fine a se stessa.
Recentemente mi è successo, che ad ogni accensione della fotocamera, compariva il messaggio ” !num foto piena” , impedendo di fare foto. La memoria non era piena, e poi il messaggio usciva anche togliendo la scheda di memoria, o inserendone un altra.
Stavo già iniziando una compilation di bestemmie, perchè mi sono ricordato il lungo calvario dell’assistenza tecnica su computer, fotocamere digitali e altro, un fenomeno con il quale ho una brutta esperienza.
Mi sono affidato al manuale delle istruzioni, che mi rimandava ad un altro “manuale utente” contenuto nel cd in dotazione alla fotocamera ( ovviamente perso); e in ultimo a forum via google.
Dunque, il problema è frequente nelle fotocamere digitali, le domande postate su forum e yahoo answer relative al problema sono tantissime, le risposte esatte praticamente zero.
La fotocamera non è rotta; il problema sorge perchè, il sistema che conteggia e salva il numero degli scatti (dei frame) è arrivato al limite; dalla stessa fotocamera, attraverso l’impostazione del menù, dovete prima formattare la memoria (se avete prima la possibilità di salvare le foto sul pc è meglio per voi) e poi nel menù (set up) delle impostazioni varie, trovate la sezione dedicata al conteggio dei frame.
Nel caso della mia fotocamera ( fujifilm) si chiama ” FRAME NO.” dal quale poi è possibile selezionare “conteggio” oppure “azzera”.
Occorre impostarla su “azzera”; successivamente fare una foto, tornare nello stesso menù e rimettere su “conteggio”; in questo modo la fotocamera funziona di nuovo
Su windows, il Task Manager è quella applicazione che permette di monitorare i processi in corso, e le varie attività , nell’utilizzo del pc; è fondamentale, quando si blocca il computer, ed aumenta il nervosismo, premere ctrl+alt+canc per sbloccare le attività bloccate, e ripristinare il normale utilizzo di windows.
Senza un comprensibile motivo, da un giorno all’altro, mi è scomparso il task manager proprio in un momento di forte “inflippamento” del computer. Ho cercato su vari forum di capire come potesse essere possibile, ma le risposte erano poche; sono comunque riuscito a rimetterlo e farlo funzionare, perciò pubblico una piccola istruzione nel caso dovesse accadere a qualcuno, che ha trovato questa pagina con google per risolvere l’analogo problema.
(Windows Vista, ma presumo varie versioni differenti di Win). La procedura è questa:
Start –> Esegui; scrivi “Regedit” e premi ok; si aprirà il L’Editor per il Registro del sistema posizionati su questa riga di registro:
Il 21 Dicembre mi affrettavo a raggiungere il treno regionale per tornare a casa per le vacanze, fermandomi a chiedere nelle edicole se fosse uscito Nocturno del mese, ma non lo avevano, ed era strano essendo ormai quasi finito (il mese). Non sarebbe stato grave comprarlo a Gennaio, ma a casa per le vacanze come avrei alimentato quella lista “interessanti”.txt che ora ci perdo almeno 10 minuti di orologio a scorrerla da cima a fondo? Perchè dimenticavo: nelle edicole di provincia non lo distribuiscono.
Il fatto è che, ogni 10 film cancellati da quella lista, sono almeno 60 aggiunti, e senza prendermi in giro lo so benissimo che non li vedrò mai TUTTI. Ma ormai aggiungerli, e far diventare la lista delle visioni sempre piu lunga, è diventato quasi un hobby. Come è un hobby leggere di queste recensioni e scoprire questi film particolari. Da “wow! sembra figo a giudicar dal trailer” , a “me ne ha parlato un amico“, a ” beh questo è famoso però non l’ho ancora a visto” , a Stracult, a Nocturno e a BizzarroCinema.
Effettivamente queste sono le mie fonti prinicipali, fonti di cognizione, atte alla reperibilità del cazzeggio che propino e consiglio col Blog ma anche a voce, nelle notti non solo d’Agosto. Nocturno lo compro, Bizzarro lo leggo su internet da sempre perché aperto a tutti i sottogeneri e le commistioni.
Bizzarro adesso lo si può anche comprare, perchè hanno iniziato a stampare magazine, e infatti non ho voluto perdere il numero uno, prima uscita dedicata al filone dei post-apocalittici.
E poi, detto come va detto, in un periodo di “eh ma in Giappone poi si è saputo piu nulla dopo l’incidente nucòlare?” ed un periodo di crisi economica europea, vista la concomitanza del periodo: capodanno… facciamo 2 calcoli, anzi 3, e vediamo un po:
Incidenti Nucòlari + Crisi economica + Profezia dei Maya; il tutto a cosa è uguale? A KABOOM!!!
Il rumore di un esplosione che squarcia il cielo, ma non è il muro del suono rotto da un aereo alla velocità di una lametta da barba e poi … silenzio (citando Ken Shiro); ma il nome di un libretto che mi capita tra le mani, nel periodo piu giusto.
Gli scenari apocalittici, salvo casi particolari, partono tutti dal contesto di una vita nuova, che si deve formare, o che si è formata da tempo e dove la gente si barcamena per sopravvivere; la situazione è creata dagli scempi degli uomini del passsato, nostri contemporanei; da quelle polveri sottili dei detriti, e bambini che riemergono dalle macerie con le tartarughe in bocca, in mezzo a tutto quel color color sabbia (si penso ad Hardware metallo letale) in questa anticipazione dell’ inferno, bisognerà prima o poi sapersi organizzare a sopravvivere, in questi futuri post-atomici no?
E allora documentiamoci. Mica possiamo essere cosi sprovveduti, facciamolo con il dovuto materiale che piu d’ogni altro materiale (ad eccezione del Legno) serve a qualcosa: la pellicola (girata).
Che poi avevo già qualche idea sul post-atomico, oltre ad Hardware e la leggendaria saga di Interceptor, ne avevo visto qualcun’altro che non fosse semplice fantascienza, come 1990 i guerrieri del Bronx dove un uomo muscoloso di nome Trash guidava una moto con un teschio sullo sterzo (e attenzione, il suddetto filmi è di Enzo Castellari, no, Enzo Girolami, cioè dico bene: Castellari) il che mi aveva incuriosito e fatto promettere invano in una futura analisi sul genere.
Ma non è solo cinema, Kaboom! è uno sguardo artistico, aperto su un preciso contesto: l’apocalittico, come rappresentato, vissuto e interpretato, nell’immaginario dell’intrattenimento, della letteratura. Scorrevole, fluido e divertente al punto giusto; insomma nozioni pareri e consigli che attribuiscono al dilettevole la sua giusta essenza, alla curiosità il giusto stimolo
Che poi allo scopo, Daniele Silipo e Alessandra Sciamanna (Gli autori di questo bellissimo volumetto ) ti consigliano qualcosa piu propriamente indicato al caso: letture come la Guida steampunk all’apocalisse e il Medioevo prossimo venturo, grazie. davvero.Nascerà quindi una nuova lista delle letture – forse, capeggiata in primis dalla Cronoca della dopobomba di Bonvi, che mi affretterò a leggere.
Nel passaggio da internet alla carta, BizzarroCinema non ha perso certo la sua forza principale: quella del consiglio azzeccato e ricercato, la segnalazione , mai di grana grossa o superficiale: accurata, giusta, che va ad esplorare nei settori, e in questo volume confezionato con un aspetto delizioso, da collezione, tra vignette, bellissime fotografie ed una impaginazione artistica di tutto rispetto, c’è la magia esplorativa del filone.
In particolare il Clou è nel dizionario essenziale del cinema apocalittico, da A come Anni Perduti (di Arch Oboler, 1951) a Z come Zardoz (del 73 con Sean Connery che no, non è un apocalittico, ma volevo darne io uno con la Z);
da Khen Shiro (va beh lui nel genere regna), a fumetti, videogiochi e tanto altro; il Laboratorio Bizzarro ( qui la pagina facebook https://www.facebook.com/pages/Laboratorio-Bizzarro-edizioni/202582203146715) si mette in moto per produrre questi affascinanti ed eleganti volumetti e appagare le nostre miserabili vite da bambocci instabili mal cresciuti, e noi ne siamo fieri. Grazie, quindi aspettiamo il prossimo volume.